Il Cloud computing e la Virtualizzazione sono due attuali tecnologie per il “processamento” di applicativi software e dati aziendali che hanno come priorità la riduzione dei costi e la massimizzazione delle risorse di elaborazione. Accomunati da paradigmi similari utilizzano differenti approcci per risolvere le problematiche dei sistemi informativi distribuiti.

Iniziando con l’analizzare il concetto di virtualizzazione, possiamo riconoscere in esso le qualità di ridondanza, “disaster recovery” e “load balancing”, qualità abbinate alla sua naturale struttura che permette di “far girare” più unità server sullo stesso hardware.

Il funzionamento è semplice: un ambiente server ospitante permette il funzionamento di più server virtuali operanti su questa struttura. I sistemi operativi dei vari server virtuali rimangono indipendenti sia tra di loro sia dal sistema operativo della struttura ospitante.

Il beneficio tecnico è quindi la possibilità di poter ospitare più ambienti (virtuali) utilizzando minori risorse hardware così da creare risparmio in termini di costi di acquisto, di manutenzione e di energia.

Inoltre i meccanismi di alta disponibilità risolvono le problematiche di fermo lavori e di “disaster recovery” in tempi decisamente ridotti rispetto ai classici sistemi hardware.

Il “cloud computing” è invece maggiormente assimilabile a un servizio che permette di utilizzare risorse e hardware da un pool esterno e i cui costi per l’utilizzo di risorse hardware quali CPU, RAM, Disco e banda sono fatturati solo nel momento di reale necessità di utilizzo (oltre a canoni con costi di natura fissa)

Come la virtualizzazione il “cloud computing” permette la ridondanza e l’alta disponibilità, per contro non permette il controllo diretto dei server. I dati rimangono all’esterno della realtà aziendale e quindi questo può creare problematiche di fiducia, riservatezza e privacy. L’utilizzo è  regolato dai vari contratti di SLA che devono essere ben compresi e digeriti per analizzarne i vari aspetti pratico-giuridici.

A questo punto c’è da chiedersi quale possa essere, tra le due, la soluzione definitiva che soddisfa maggiormente i criteri di abbattimento costi, funzionalità operativa continua, scalabilità e sicurezza.

Entrambi i sistemi possono creare le condizioni sopra descritte ma lo fanno con modalità operative nettamente diverse.

La virtualizzazione ha necessariamente costi di avvio più alti ma prefissati e che tendono nel tempo a livellarsi. Il “cloud computing” invece permette di cominciare con minor spesa e minor risorse hardware ma può diventare molto più oneroso all’aumentare del carico di utilizzo.

Un’altra considerazione riguarda la salvaguardia dei dati aziendali sensibili. Con la virtualizzazione tutti i dati sono su risorse hardware direttamente  gestibili dal IT management in azienda sia a livello di accesso sia a livello di backup. Gli scenari di recovery possono essere studiati in maniera diretta e immediatamente testati mentre nel “cloud computing” tutto il controllo passa per le mani del gestore del servizio.

Concludendo, entrambe le soluzioni possono essere utilizzate per ottenere efficienza e risparmio.

La scelta dell’utilizzo di una o dell’altra dovrà essere presa non solo basandosi sull’aspetto economico immediato e diretto bensì valutando attentamente i progetti IT su periodi più o meno lunghi e analizzando il percorso più corretto per ottenere continuità operativa e contemporaneamente proteggere gli investimenti economici.